Ma non potremmo usare invece l’idrogeno o il metano?

Purtroppo per il momento no. L’idrogeno è effettivamente più pulito da usare nelle auto rispetto alla benzina o al diesel, ma produrlo costa moltissimo, immagazzinarlo è estremamente difficile, trasportarlo anche, e bruciarlo inquina.

Oltretutto la fonte principale dell’idrogeno, oggi, è costituita dagli idrocarburi. La fonte alternativa di idrogeno è l’acqua, che può essere scissa in ossigeno e idrogeno usando l’elettrolisi. Ma l’energia elettrica necessaria per ottenere idrogeno è molto superiore all’energia che si può poi estrarre dall’idrogeno prodotto: tanto vale, allora, usare l’energia elettrica direttamente per caricare delle batterie, salvo casi molto particolari.

Tuttavia non si può escludere che in futuro emergano nuove tecnologie che consentano di ridurre i costi di produzione e i problemi di immagazzinaggio e trasporto. Per il momento, però, queste tecnologie non ci sono, e l’idrogeno oggi si divide in “marrone” o “grigio” (che ha un forte impatto ambientale a causa dell’inquinamento generato per produrlo) e in “blu” o “verde” (che ha un impatto ambientale modestissimo grazie alle tecniche speciali, oggi costose, usate per produrlo). Il problema è che attualmente solo lo 0,7% dell’idrogeno prodotto è “blu” o “verde”.

Le filiere e i problemi di produzione dell’idrogeno hanno grande varietà e complessità: se volete farvi un’infarinatura, c’è un rapporto dettagliato dell’Energy and Strategy Group del Politecnico di Milano, intitolato Hydrogen Innovation Report 2021, che trovate riassunto in italiano qui.

Rimane in ogni caso il problema di costruire la rete di rifornimento: non solo sarebbe necessario realizzare dal nulla le stazioni di servizio, ma sarebbe anche necessario convincere la popolazione ad accettare il rischio di avere vicino a casa un grande serbatoio pieno di idrogeno.

Inoltre bruciare idrogeno produce NOx (ossidi di azoto) inquinanti. Questo è inevitabile quando si brucia qualunque cosa in aria, perché la combustione ossida l’azoto dell’atmosfera (Appraisal of Domestic Hydrogen Appliances, Gov.uk, 2018, p. 18; Union of Concerned Scientists, 2020). Il fenomeno si può ridurre, ma con grandi perdite di efficienza (Hydrogen applications in transport - University of Leeds, 2019, p. 35).

L’idea che bruciare idrogeno produca solo vapore acqueo è un mito molto diffuso: si fa spesso confusione con le celle a combustibile (fuel cell), che invece non bruciano l’idrogeno che consumano, non coinvolgono l’azoto e quindi non hanno questo problema ed effettivamente emettono soltanto calore e vapore acqueo (Hydrogeneurope.eu).

Il monossido di azoto (NO) è tossico ad elevate concentrazioni e l’esposizione prolungata causa difficoltà respiratorie. Il diossido di azoto (NO2) è uno dei principali inquinanti attuali e causa problemi respiratori.

Questa è una mappa della concentrazione di NOx in Italia a marzo 2019, pubblicata dall’Agenzia Spaziale Europea usando i rilevamenti del satellite Copernicus -Sentinel-5P (fonte).


Anche per il metano, il problema è che la sua combustione non è affatto pulita, come spiegano il CNR e questo studio di Transport and Environment, spiegato in italiano da Qualenergia.