Quali sono le principali bufale sulle auto elettriche?

Circolano tante immagini e notizie false sulle auto elettriche. Le sto radunando qui man mano che le incontro.


No, a Roma le colonnine di ricarica non sono alimentate da generatori diesel (aprile 2019)



Questa foto non mostra una colonnina standard alimentata da un generatore a gasolio. Mostra in realtà una colonnina temporanea, piazzata soltanto per il gran premio di Formula E svoltosi ad aprile 2019, e un generatore a glicerolo (non a gasolio) della Aggreko, usato come gruppo elettrogeno per assicurare la fornitura di energia elettrica supplementare in caso di picchi di richiesta o di mancanza della potenza necessaria dalla rete Enel. In realtà il generatore è stato usato solo per un paio di brevi accensioni, come spiegato qui.


No, le colonnine allagate non sono un pericolo di folgorazione



Come qualunque impianto elettrico, anche le colonnine di ricarica hanno degli interruttori automatici di sicurezza che scattano e interrompono il flusso di corrente in casi come questo. Non è che a Venezia muoiono tutti folgorati quando c’è l’acqua alta.

Avere paura dell’auto elettrica perché si teme di restare folgorati da una colonnina allagata è stupido: se la colonnina è allagata, non si può usare e non trasporta corrente.


No, le colonnine standard non sono alimentate da generatori a gasolio



La foto originale, mostrata qui sotto, proviene dall’Australia, risale a dicembre 2018 e figura in questo articolo di The Driven, che spiega che si tratta non di una configurazione standard ma di un esperimento singolo, fatto da un privato a Perth per vedere se era possibile usare un generatore diesel per creare un punto di ricarica rapida (50 kW) in una zona poco abitata e non servita da linee elettriche sufficientemente potenti.


Fra l’altro, l’esperimento indica che persino una soluzione apparentemente assurda come questa è più efficiente rispetto all’uso diretto del gasolio in un’automobile, grazie all’elevata efficienza dei motori elettrici rispetto a quelli a scoppio.



No, questa foto non mostra un’auto elettrica che viene ricaricata da un gruppo elettrogeno a benzina trainato da un furgone diesel


Si tratta in realtà di un furgone che traina una batteria, non un gruppo elettrogeno a benzina. Serve a dare in 15 minuti una carica sufficiente a raggiungere la colonnina più vicina. È l’equivalente elettrico della tanichetta di benzina.

L’immagine proviene dall’account Facebook dell’ÖAMTC, il touring club austriaco, dove è descritta come la prima prova di questa sorta di “powerbank mobile”, avvenuta nel 2019: in 20 minuti ha caricato una Mercedes elettrica abbastanza da permetterle di raggiungere la stazione di ricarica più vicina.

Ovviamente si tratta di una soluzione d’emergenza, e anche se in questo caso il furgone che trasporta la batteria è a carburante, nulla vieta di usarne uno elettrico.

Fra l’altro, alcune automobili elettriche vengono predisposte per consentire di trasferire la carica da un’auto all’altra (il cosiddetto V2V, ossia “Vehicle to Vehicle”) semplicemente collegandole con un cavo. Questo è l’equivalente elettrico di un sifone per aspirare carburante da un’auto e trasferirlo in quello di un’altra rimasta a secco.

Maggiori dettagli su questa bufala sono qui su USA Today e qui su Disinformatico.info.



No, questa non è un’auto elettrica che viene ricaricata da un generatore a benzina


La foto è probabilmente uno scherzo. Infatti per caricare un’auto elettrica come quella mostrata (una Tesla Model S 75D) non basta un generatore qualsiasi: ne serve uno piuttosto potente (almeno 3 kW) e speciale, con messa a terra e onda sinusoidale pura, capace di funzionare ad alto regime per ore. Una carica del genere richiederebbe infatti un paio d’ore per dare circa 10 km di autonomia: non ha senso, visto che la foto proviene dalla Svezia, dove c’è abbondanza di colonnine e di prese elettriche. Sarebbe molto più sensato fermarsi nel primo paesino e cerca una colonnina o una presa. Anche il piazzamento del triangolo, che dovrebbe invece essere collocato a distanza dall’auto, suggerisce che si tratti di una foto fatta per burla e non di una situazione reale.

La foto viene spesso mostrata dai critici dell’auto elettrica per dimostrare le assurdità alle quali si arriverebbe (secondo loro) per usare questi veicoli. In realtà per non restare a piedi con un’auto elettrica basta non essere stupidi e fermarsi a caricarla prima che sia completamente scarica, esattamente come si fa con un’auto a carburante. Quando si accende l’indicatore della “riserva”, che consente da 10 a 50 km di autonomia (dipende dal modello di auto), non si continua a marciare ma ci si ferma alla prima colonnina, oppure addirittura ci si ferma al primo posto che offra una normale presa elettrica (è sufficiente, ma molto lenta). Tutto qui.

L’origine precisa della foto è sconosciuta, ma circola almeno da fine 2018 (Automoto.it) e in alcune versioni la targa è visibile: è BBF 902, immatricolata in Svezia. Questo consente di rintracciare l’auto e sapere le sue condizioni (copia permanente) e la sua storia (copia permanente), ma soprattutto di capire in che paese è stata fatta la foto (l’auto non ha l’adesivo “S” per la circolazione internazionale, per cui è quasi sicuramente stata fotografata in Svezia).