Esistono modifiche per aumentare l’autonomia di una Tesla Model S o di una Tesla in generale?

Premesso che il modo migliore e più economico di aumentare l’autonomia di qualunque auto elettrica è ridurre la velocità, perché oltre i 90 km/h circa uno dei fattori più importanti nel consumo di energia, e quindi nell’autonomia, è la resistenza aerodinamica, esistono comunque alcune modifiche applicabili alle Tesla Model S che consentono di aumentarne l’autonomia. Si tratta di modifiche che influenzano la resistenza aerodinamica, la resistenza al rotolamento, e i consumi energetici di marcia. Ciascuna può contribuire in maniera significativa all’autonomia del veicolo, e molte sono applicabili anche alle Tesla in generale.

Resistenza aerodinamica: cerchioni ottimizzati

I vani delle ruote e le concavità dei cerchioni interrompono la continuità delle fiancate di qualunque veicolo e quindi creano turbolenze che aumentano la resistenza aerodinamica e consumano energia. In alcune auto di altre marche i vani posteriori vengono parzialmente chiusi da coperture, ma questo non è possibile sulle Tesla, le cui ruote sporgono lateralmente dalla sezione inferiore della carrozzeria: tuttavia si possono montare cerchioni la cui forma quasi priva di concavità raccorda le ruote alla carrozzeria e quindi riduce la turbolenza. Questa soluzione è particolarmente fattibile sulle auto elettriche perché la loro possibilità di frenare usando quasi sempre la rigenerazione (frenata elettromagnetica) invece delle pastiglie dei freni a disco evita che i freni si scaldino intensamente e abbiano quindi bisogno di molta ventilazione; su un’auto che ha soltanto freni tradizionali, dei cerchioni chiusi rischierebbero di causare una ventilazione inadeguata e quindi un raffreddamento insufficiente dei freni stessi.

Sulle Tesla Model S, alcune case produttrici indipendenti offrono cerchioni relativamente aerodinamici, ma il rendimento massimo si ottiene con i cerchioni e copricerchioni lenticolari offerti da Tesla stessa.

Le Model S che montano cerchioni di tipo Tempest da 19 pollici possono montare gli appositi copricerchioni Tempest. La modifica è molto economica: ogni copricerchione costa circa 35 dollari.

Al debutto della prima generazione della Model S, Tesla offrì dei cerchioni lenticolari, fra l’altro fabbricati in Italia, ma lo fece solo per un breve periodo perché molti clienti le consideravano esteticamente sgradevoli. Oggi sono molto rari. A detta di Tesla, potevano offrire fino al 5% di autonomia in più nella guida autostradale: una ventina di km in più sulle Model S con batterie da 70-85 kWh, per esempio. Alcuni utenti segnalano fino al 10% di autonomia in più.


Nel 2016 l’azienda offrì i cerchioni Slipstream (mostrati qui sotto) come dotazione standard. Questi cerchioni, secondo Robert Palin (che ha fatto parte del gruppo aerodinamica di Tesla), citato da Electrek, sono fra i più aerodinamici proposti da Tesla, ma comunque hanno poco più della metà dell’efficienza aerodinamica dei cerchioni della Model S originale.

Sulle Tesla Model 3 e Y, invece, sono disponibili (o forniti di serie) dei copricerchioni (al costo di circa 25 dollari per la Model 3 e 35 dollari per la Y) che aumentano notevolmente l’efficienza aerodinamica delle ruote. Secondo una fonte non ufficiale, aggiungerebbero circa il 10% di autonomia.

Resistenza aerodinamica: telecamere al posto degli specchietti

Al momento (gennaio 2023) non esiste nessuna opzione ufficiale per sostituire gli specchietti con delle telecamere ben più aerodinamiche, come avviene già per esempio sulla Audi e-tron. Anche questa modifica consentirebbe miglioramenti di autonomia, ma le normative statunitensi esigono la presenza degli specchietti tradizionali, e gli Stati Uniti sono il mercato chiave per Tesla, per cui è improbabile che venga introdotta questa possibilità.

Resistenza al rotolamento: pneumatici e cerchioni

Esistono molti pneumatici a bassa resistenza al rotolamento, che offrono incrementi significativi di autonomia ma tendono a essere più costosi di quelli normali.

Inoltre in generale le gomme estive hanno una resistenza al rotolamento minore di quelle invernali.

Anche il diametro dei cerchioni contribuisce alla resistenza al rotolamento: come regola generale, un cerchione più piccolo ha una resistenza minore, per cui passare per esempio dai cerchi da 21 pollici a quelli da 19 pollici aumenta l’autonomia.

Riduzione dei consumi: pompa di calore

Un’altra modifica fattibile per aumentare l’autonomia è ridurre i consumi energetici non legati alla propulsione: per esempio, il riscaldamento dell’abitacolo o il suo condizionamento comporta un consumo di energia della batteria primaria che intacca la quantità totale di energia disponibile per la propulsione e quindi riduce l’autonomia.

Il rimedio più semplice è non usare il riscaldamento o il condizionamento, ricorrendo a soluzioni alternative (come per esempio indumenti termici oppure gli scaldasedili al posto dell’aria calda quando fa freddo). Tuttavia si può fare una modifica preventiva, ossia ordinare l’auto nella versione dotata di una pompa di calore al posto del normale riscaldatore a resistenza elettrica. La pompa di calore consuma molto meno energia e quindi ne lascia di più per la propulsione, aumentando così l’autonomia a parità di riscaldamento.

Per il raffrescamento è sconsigliabile abbassare i finestrini, dato che questo intacca l’aerodinamica dell’auto e quindi c’è il rischio che l’energia risparmiata evitando di accedere il climatizzatore venga consumata dalla maggiore resistenza aerodinamica.

Come si aggiorna una Tesla Model del 2016 per poter usare le colonnine rapide CCS?

Come tutte le rivoluzioni, anche quella elettrica è un po’ caotica. Invece di partire subito scegliendo uno standard unico mondiale per i connettori di ricarica, le varie regioni del mondo e i vari fabbricanti di auto elettriche hanno adottato tipi di connettore differenti e naturalmente incompatibili tra loro.

TESS, la mia Tesla Model S, è un esemplare del 2016. Ha un connettore di ricarica Tipo 2, che le permette di caricare lentamente (fino a 11 kW) in corrente alternata a qualunque colonnina Tipo 2 e anche di caricare rapidamente (fino a 100 kW) in corrente continua, ma soltanto presso i Supercharger della rete Tesla che hanno lo stesso tipo di connettore. Di serie non può usare le colonnine di carica rapida più diffuse in Europa, quelle che adottano lo standard paneuropeo CCS2, e non può usare le colonnine rapide che usano lo standard CHAdeMO (abbastanza raro in Europa).

Tuttavia la si può modificare per renderla compatibile.

  • Nel caso delle colonnine CHAdeMO, è sufficiente acquistare un adattatore esterno piuttosto costoso e molto ingombrante; ma siccome queste colonnine sono ormai molto rare, perché sono state soppiantate dalle CCS2, si tratta di un acquisto che pochi utenti Tesla fanno.
  • Per le colonnine CCS2, che sono diffusissime, la modifica è invece molto consigliabile perché consente appunto di caricare anche presso le colonnine rapide di tutti gli altri fornitori (che appunto usano lo standard CCS2). Anche le nuove stazioni di ricarica rapida di Tesla (i Supercharger) usano solo questo standard, e quindi senza questa modifica c’è il rischio di non poter caricare neppure nelle stazioni Tesla più recenti.

Ho fatto la modifica per poter usare le colonnine CCS2 nel 2020. Qui descrivo come ho proceduto senza dover andare in officina.

---

Cominciamo dalle basi. Il connettore di ricarica delle Tesla Model S è nascosto dietro uno sportellino incorporato nel fanale posteriore sinistro, come si vede nelle foto qui sotto.

L’ubicazione del connettore sulla Tesla Model S 2016.
Dettaglio del connettore.

Le Model 3 e Model Y europee vengono fornite di serie con il connettore CCS2, che è molto più grande ed è nascosto dietro un’aletta maggiorata che è integrata nel fanale posteriore sinistro, e quindi non hanno bisogno di modifiche per usare le colonnine CCS2.

Un connettore CCS su una Tesla Model 3 (fonte: Driving Electric).

Le Model S e X prodotte dopo il primo maggio 2019 sono dotate di serie di un adattatore esterno e di un componente interno, che consentono di usare il loro connettore anche per la ricarica rapida sulle colonnine che usano lo standard CCS Combo 2. Ma TESS è del 2016, e quindi non ha questi componenti.

Però Tesla offre un retrofit, ossia un aggiornamento hardware interno che quando l’ho fatto io, nel 2020, costava 570 CHF, incluso il costo dell’adattatore esterno CC2 (che costava 194 CHF se acquistato separatamente), come spiegato qui sul sito Tesla. Il manuale di questo adattatore esterno è qui. Ad agosto 2020, ovviamente poco dopo che ho fatto fare la modifica, il prezzo del retrofit è stato ridotto a 300 CHF incluso l’adattatore CCS2.

L’adattatore da CCS a Tipo 2 fornito da Tesla.

Per farsi installare la modifica non si va in officina e non si telefona per prenotarla ma, come spiegato dal sito Tesla qui, si deve usare l’app per prenotare l’aggiornamento, andando in Assistenza, scegliendo Accessori e poi Upgrade e installazioni e specificando che si vuole far installare il retrofit CCS.

In base alla mia localizzazione (Lugano), l’app mi ha proposto come prima opzione il servizio di assistenza mobile a domicilio e come seconda opzione un intervento a Milano Linate, con vari orari a mia scelta. Ho scelto la prima: per interventi come questi, con Tesla c’è infatti la possibilità di far venire l’officina a casa invece di dover portare l’auto all’officina.

L’app mi ha detto “a breve inizieremo a verificare i dati” e ha indicato che i passi successivi sarebbero stati il preventivo, la riparazione e (ovviamente) il pagamento.

Mi è poi arrivata una mail (in tedesco) di conferma dell’appuntamento fra le 8:30 e le 10:30 al mio indirizzo, con la precisazione che si sarebbe trattato di (traduco) “servizio mobile senza contatto (senza contatto interpersonale)” e con la richiesta di “parcheggiare il veicolo in un luogo accessibile. Sarete avvisati non appena il vostro tecnico mobile arriverà sul posto e inizierà a lavorare. Se desiderate parlare con il nostro team di assistenza, vi preghiamo di notare che ci teniamo a distanza, oltre alle altre misure di protezione consigliate per limitare il rischio di infezione”. Precisazioni comprensibili, visto che a luglio 2020 eravamo in piena pandemia da Covid-19.

Una telefonata da parte di Tesla (in italiano) mi ha ribadito che l’intervento sarebbe costato 570 CHF, e questo nonostante il fatto che io avessi già l’adattatore (consegnatomi bizzarramente insieme all’auto al momento del ritiro). Ho confermato a voce che accettavo questo importo.

Ma poi mi è arrivato il preventivo, naturalmente tramite l’app:


Zero. Ovviamente ho approvato il preventivo :-)

L’8 luglio 2020 ho parcheggiato l’auto nel parcheggio della residenza dove abito e ho aspettato l’arrivo del Tesla Ranger (sì, si chiama proprio così) intanto che TESS scaricava automaticamente l’aggiornamento software speciale che serviva per renderla compatibile con l’imminente aggiornamento hardware. Trovarsi a “scaricare i driver” per un’auto è stato davvero insolito.


Il Ranger è arrivato su una Model S convertita in officina mobile. Questa è l’unica foto che ho fatto, perché mi ha chiesto formalmente di non riprendere i lavori, esattamente come se fossimo in officina. Non ha avuto nessuna obiezione, però, a lasciarmi assistere e scambiare due chiacchiere. Ho cercato di memorizzare la procedura per potervela descrivere: eventuali errori o omissioni sono solo colpa mia.

L’installazione del retrofit ha richiesto la rimozione della seduta del sedile posteriore, che ha esposto la gabbia metallica tubolare che regge la seduta e i suoi sensori di peso. Le immagine qui sotto sono tratte da questo video di Steven Peeters e questo video di Burl Solomons, che includo qui sotto. Consiglio di guardarli: sono molto utili per capire meglio la procedura e la disposizione dei componenti.


 
Gli scatolini bianchi sono i sensori di peso dei passeggeri. I cavi arancioni sono quelli di alimentazione ad alta tensione. I componenti scatolari metallici sono parti del caricatore della batteria e del suo sistema di gestione, ma non so altro.
Il componente interno è installato sotto la seduta dei sedili posteriori, nella zona al centro di quest’immagine, dove si vede una barra nera.
Il componente interno è lo scatolino bianco indicato dal dito.

Il Ranger ha agito anche sotto il cofano di TESS, presumo staccando completamente l’alimentazione, compresa la batteria a 12 V tradizionale.

Sotto i sedili posteriori ha installato una scatoletta di plastica bianca, che probabilmente contiene un circuito stampato e dei componenti elettronici: a differenza di quello che si vede nel video di Peeters, non l’ha agganciata al telaio, ma l’ha serrata tramite i due bulloni che fissano il componente scatolare metallico più grande che sta sotto il sedile centrale.

Da questa scatoletta esce un cavetto molto sottile, che va verso il lato sinistro e si collega mediante due connettori ai grossi componenti che stanno sotto la seduta. Non so di preciso cosa siano questi componenti, anche se dalla loro forma e posizione, e dal fatto che vi fanno capo dei cavi arancioni davvero massicci, è chiaro che fanno parte del sistema di carica e di gestione della batteria. Posso solo aggiungere che su TESS sono disposti molto più simmetricamente e ordinatamente rispetto ai video di teardown che ho trovato online.

Dopo aver ricollegato l’alimentazione a TESS, il Ranger ha collegato il suo computer alla presa tecnica situata sotto e dietro il tablet centrale, ha fatto alcune operazioni tramite il suo computer, ed è partita l’installazione di un aggiornamento software, che è durata almeno venti minuti. Poi TESS è tornata pronta per l’uso. Fine del lavoro. Il Ranger mi ha chiesto se volevo pagare subito per l’installazione, e gli ho fatto notare che l’app mi diceva che il preventivo era zero, così ha delegato la questione all’ufficio centrale di Tesla. Poco dopo è ripartito.

Sono andato a una colonnina CCS vicina al Maniero (quella della rete GOFAST) a provare la carica, e tutto ha funzionato correttamente. TESS ha caricato sul CCS grosso modo alla stessa velocità alla quale caricava ai Supercharger (al 30% di carica, un breve picco iniziale a 66 kW e poi una carica continua a circa 55 kW).

I primi secondi di carica sono a 66 kW, ma poi si scende rapidamente.
Spina CCS inserita nell’adattatore, a sua volta inserito nella presa di TESS.
Ora posso caricare rapidamente anche qui (costa molto più di una carica su una colonnina Tesla, ma in emergenza so che ne ho una vicinissima a casa).

Mi è poi arrivata la fattura, sempre tramite l’app di Tesla, che riportava un importo zero ed era pure segnata come pagata. Ma Tesla mi ha poi contattato scusandosi per il disguido di fatturazione e mi ha inviato una nuova fattura per 570 CHF tutto compreso, che ho pagato.

Colgo l’occasione per pubblicare la descrizione della fattura, che è in inglese:

Retrofit Charging System ECU And Harness

KIT,RETROFIT,PLCRLY,MDLS,PRE-REFRESH(1489302-00-B) 1.0
A-PILLAR UPPER STANDOFF, FOAM NEOPRENE (1020856-00-A) 1.0
SEAT BACK GROMMET, LARGE(1016824-00-A)
RETROFIT, CCS COMBO II, MS(1516761-00-A)

Dove si trova il VIN (numero di telaio) di una Model S?

Ci sono vari modi per leggere il numero di telaio di una Tesla Model S. A livello informale, il numero di telaio è riportato su una targhetta visibile dall’esterno attraverso l’angolo inferiore destro del parabrezza e può essere visualizzato sul display usando le opportune voci di menu per mostrare le informazioni sul veicolo.

Ma per la situazioni più formali, come per esempio i controlli tecnici e le revisioni, è necessario vedere il numero di telaio stampigliato appunto sul telaio. Nelle Model S questa stampigliatura si trova in vari punti. Quello più comunemente usato (perché è il più facilmente accessibile) è situato dentro il cofano (frunk) e vi si accede aprendo appunto il cofano, rimuovendo la parte posteriore della copertura di plastica che circonda il cofano (la parte più vicina al parabrezza) e guardando dentro l’apertura che si forma, come mostrato in questi video.

 

C’è anche una stampigliatura analoga sotto il profilo della portiera, ma è meno accessibile.

Ci sono altre modifiche possibili alla iOn? Altri accessori?

Sì, e di molti tipi differenti, non tutti molto seri.


Cavo Tipo 2-Tipo 1


Questo è un accessorio preziosissimo: consente di caricare una iOn presso tutte le colonnine più recenti dotate di presa Tipo 2. La iOn ha infatti un connettore in corrente alternata di Tipo 1, che ormai è poco diffuso, superato dal connettore Tipo 2 montato sulle colonnine recenti.

Un cavo di questo genere, che ha una spina Tipo 1 a un capo e una spina Tipo 2 dall’altra, permette di ampliare moltissimo le possibilità di carica della iOn, aggiungendo tutte le colonnine con prese Tipo 2.

Secondo una fonte, la carica sarebbe il 30% più veloce rispetto alla carica sulla presa a 220 V, ma le mie prime verifiche sommarie non confermano: a luglio 2019 ho provato a caricare ELSA all’Ikea di Grancia, che ha colonnine di Tipo 2, usando il cavo apposito da Tipo 2 a Tipo 1, con la batteria carica al 51%, ma ho visto un picco massimo di 2,2 kW, secondo l’app CaniOn.




Conversioni e convertitori da CHAdeMO a CCS


Poter convertire la iOn dalla carica rapida CHAdeMO a quella CCS sarebbe un grande vantaggio, perché permetterebbe di avere molte più colonnine dalle quali effettuare una ricarica veloce. Le colonnine CCS, infatti, sono molto diffuse in Europa, mentre le CHAdeMO sono abbastanza rare.

Purtroppo i due standard sono molto differenti. Quindi non esistono semplici adattatori da collegare, che io sappia. Ne esistono invece per la conversione in senso opposto, ossia da colonnina CHAdeMO ad auto con CCS, che è tecnicamente più semplice.

Modificare l’auto per darle un connettore Tipo 2 o CCS (e i relativi componenti di gestione della carica) richiederebbe un lavoro eccessivamente costoso. C’è chi l’ha fatto, ottenendo qualche miglioramento (carica a 7 kW), ma si tratta di modifiche delicatissime che richiedono un intervento specialistico.

Un‘altra possibilità è usare un adattatore mobile da colonnina CCS a connettore CHAdeMO, ammesso che ne esista uno: sia CCS sia CHAdeMO sono in corrente continua e quindi dovrebbe essere relativamente semplice da realizzare, ma non ne ho ancora trovato uno. A marzo 2019 Nissan Austria ha inviato una mail a un utente dicendo che stava lavorando a uno di questi adattatori: “Bezüglich der Umrüstung auf CCS kann ich Ihnen sagen, dass wir daran arbeiten einen Adapter einzuführen, damit unsere Kunden zukünftig die Möglichkeit haben alle Ladestationen anzufahren. Ein genaues Einführungsdatum kann ich Ihnen leider nicht nennen, allerdings arbeiten wir daran diesen Adapter zeitnah bereitzustellen”, ossia Per quanto riguarda la conversione in CCS, posso dirle che stiamo lavorando per introdurre un adattatore in modo che i nostri clienti possano in futuro andare a tutte le stazioni di ricarica. Sfortunatamente, non posso darle una data di presentazione esatta, ma stiamo lavorando per fornire questo adattatore in modo tempestivo).

Ci sono anche caricatori portatili da 380 V trifase o Tipo 2 AC a CHAdeMO, che mi permetterebbero di fare una carica relativamente rapida (10 kW, quindi un “pieno” in circa un’ora e un quarto) presso qualunque colonnina o presa industriale, come questo e questo di Electway oppure questo di Setec Power (video), ma non si sanno i prezzi. La svizzera Designwerk offre un modello da 44 kW e uno da 22 kW che pesa solo 22 kg, ma i prezzi sono assolutamente impraticabili per un uso come il mio: il ChargeBox, sempre della DesignWerk (22 kW), costava 15.000 euro nel 2014; la versione 2017 costa, a quanto pare, 18.000 euro più 2000 euro di cavo CHAdeMO. Tanto vale comperare un’auto nuova.

Il ChargeBoy con connettori Tipo 2 e CCS.




Il caricatore portatile da 22 kW della DesignWerk, mostrato qui con uscita CCS ma disponibile anche con uscita CHAdeMO.



Gruppo elettrogeno


È possibile che la iOn sia trasformabile in un gruppo elettrogeno di emergenza, capace di alimentare carichi anche significativi per diverse ore, sia per dare energia a una casa durante un blackout elettrico, sia per portare energia in posti dove non ce n’è (parchi, case di montagna, luoghi di ritrovo).

Mitsubishi, che fabbrica la i-MIEV originale dalla quale è tratta la iOn, ha infatti annunciato (copia su Archive.org) nel 2012 la disponibilità di un MIEV Power BOX, che è un dispositivo che si collega a uno dei connettori di ricarica dell’auto e fornisce una presa elettrica standard a 100 V 15A (quindi 1500 W).


Il dispositivo è in grado di erogare 1500 W per cinque o sei ore se la batteria dell’auto è completamente carica e costa 149.800 yen (circa 1350 CHF / 1200 EUR).


Non so se è disponibile in versione a 220 V, se è usabile anche sulla iOn e se usa il connettore CHAdeMO (come sembra dall’illustrazione del dispositivo connesso all’auto) o il connettore Tipo 1 (come sembra dall’illustrazione del dispositivo da solo).


Autoradio


La iOn, a quanto pare, è predisposta per gli altoparlanti posteriori (con griglie e cablaggi), ma non li ha: infatti il fader della radio di serie ha una regolazione anteriore/posteriore che non produce suono se la si porta tutta dietro. Si possono installare degli altoparlanti posteriori da 13 cm per migliorare leggermente la resa audio. Non ho ancora provato: trovate dettagli qui, qui, qui (SpeakEV.com), su VehiculesElectriques.fr, con dei Pioneer TS-GL1322i (e adattatori), e qui (MyiMIEV.com). Qui (Goingelectric.de) si parla di cambiare i tweeter (con foto).

Si può montare un’autoradio alternativa, anche a schermo estraibile (formato 1 DIN), come per esempio questa, con tanto di telecamera posteriore, riproduzione video da DVD (utile durante le soste di ricarica): c’è chi l’ha fatto. Se ne parla anche su VehiculesElectriques.fr.

Scegliendo bene, se ne può avere una che visualizza l’ora in modo da supplire alla sorprendente mancanza di un orologio sul cruscotto.

Ho cominciato ad acquistare gli appositi ferri estrattori per le autoradio Peugeot su Amazon.de per poco più di 3 euro. Poi ho letto le discussioni sul forum Automobile Propre e guardato l’installazione fatta dall’utente KiwiEV di uno stereo Nanox NX-1410G (touchscreen, GPS, ingresso/uscita video e TV) e di un subwoofer Pioneer TS-WX210A (circa 190 CHF su Toppreise.ch):


Ma dopo aver visto gli ostacoli di cablaggio e le istruzioni dettagliate, ho rinunciato al fai da te per il cambio di autoradio. Preferisco farlo fare in futuro a un installatore professionista. Per gli altoparlanti, invece, ci devo ancora pensare.


Cruise control


Esistono dei kit generici per aggiungere un semplice mantenimento della velocità impostata, che sono adatti anche alla i-MIEV e quindi in teoria anche alla iOn, secondo quando dichiarato dai siti che li vendono, come per esempio Canm8.com qui.


Il costo è di 185 sterline (circa 200 euro, al cambio di agosto 2019). Le istruzioni di installazione fornite sono molto vaghe, e ho provato a creare un account e scaricato l’app per vedere i tutorial video dichiarati dal sito, ma non ho ottenuto nulla. Sembra di capire, comunque, che questi kit si collegano alla presa OBD (per sapere la velocità corrente) e poi comandano l’acceleratore (non so se elettricamente o tramite cavo di azionamento meccanico).

Un cruise control sarebbe comodo, soprattutto per mantenere la velocità costante ottimale e ridurre i consumi, ma dubito che lo installerò.


Emettitore acustico (AVAS)


Le auto elettriche sono molto silenziose, specialmente a bassa velocità, per cui Mitsubishi offre, sulle i-MIEV, un avvisatore acustico che genera un suono molto fantascientifico per allertare i pedoni della presenza del veicolo elettrico in movimento.

Questo genere di avvisatore è obbligatoriamente di serie per le auto elettriche nuove in Europa da metà 2019 e diventerà obbligatorio su tutte intorno al 2021.

In questa pagina, scorrendo verso il basso fino ad Acoustic Vehicle Alerting System (AVAS), potete sentire il suono che fa.

In teoria se ne potrebbe installare uno anche sulla iOn. Il manuale della i-MIEV lo documenta nella sezione 54A-Chassis Electrical - Acoustic Vehicle Alerting System (AVAS), in ECU Removal and Installation, Speaker Removal and Installation e Switch Removal and Installation.


Modifiche pazze: la cucina da viaggio

Una cucina completa di fornello, lavello con acqua corrente e frigorifero:

Versione furgonata

La i-MiEV è un’auto nata nel 2011, ma il suo telaio continua a trovare applicazioni ancora oggi: Mitsubishi ha annunciato a febbraio 2023 che in Indonesia, a partire dal 2024, verrà assemblata la versione Minicab-MiEV, che ha una carrozzeria da mini-furgone montata sul telaio della i-MiEV ed è già in vendita da tempo in Giappone.

Come si “hackera” la iOn per attivarne le funzioni nascoste?

ATTENZIONE: Non è detto che questa procedura sia valida per tutti i modelli (alcune fonti indicano che non funziona per le versioni con batteria da 14,5 kWh, per esempio); se la seguite, lo fate a vostro rischio e pericolo. Verificate che non venga persa l’omologazione e/o l’assicurazione.

ELSA è una Peugeot iOn, che come la Citroen C-Zero è una Mitsubishi i-Miev rimarchiata, con interni differenti e -- sentite questa -- con una semplice mascherina di plastica che blocca la corsa del selettore (la “leva del cambio”) in modo che non possano essere selezionate le modalità B e C di frenata rigenerativa, come spiegato nel video mostrato qui sotto (da 1:49 in poi), in questo articolo (copia su Archive.is), in quest’altro e in queste foto.

Per i nostalgici dell’informatica, è come se scopriste che il vostro PC ha un selettore Turbo, ma è coperto da un tappo di plastica incollato. Non c’è nessun intervento software da fare.

Perché Peugeot e Citroen hanno fatto questa scelta? Secondo un articolo del 2010, trovato da un mio lettore (motogio, che ringrazio), l’hanno fatta per proporre una guida semplificata ai clienti europei:

"Nous tenions à simplifier l'interface homme-machine", explique Philippe Barriac, en charge du projet iOn depuis son origine. "La sélection du bon rapport en fonction de l'allure et de la pente ne dérange pas le client japonais. Point tant son homologue européen. Ainsi avec la iOn, quel que soit le profil de la route, c'est la boîte et le calculateur qui sélectionnent le bon taux de récupération de l'énergie cinétique. On ne peut faire plus simple".

Sostituendo semplicemente la mascherina con la versione Mitsubishi (part number 2420A081XB) e facendo un pochino di chirurgia... plastica, le due modalità tornano disponibili anche sulla iOn.

La modalità B offre il recupero energetico massimo ed è quindi ottimale per le discese, mentre la modalità C ne offre uno ridotto rispetto a quello predefinito (che è il D) e quindi è ideale per i percorsi a velocità costante, dove l’intervento della frenata rigenerante a ogni minimo rilascio dell’acceleratore ridurrebbe l’autonomia rispetto alla semplice inerzia (coasting): infatti quello che si guadagna in ricarica della batteria è sempre meno di quanto si spende per riprendere la velocità persa.

La modalità B è ottima anche per la guida in città, perché offre la massima frenata elettromagnetica (che non è comunque più drastica di un freno motore di un’auto a pistoni).

Si impara molto, quando si ha un’auto elettrica, specialmente se è limitata come ELSA e la si vuole portare al limite delle sue prestazioni.

Ecco come ho fatto: gli attrezzi necessari sono un cacciavite a stella e un cacciavite a testa piatta (o altro attrezzo piatto e sottile).

Per prima cosa ho svitato il pomello del “cambio”.

Poi ho rimosso i due pernetti a pressione e le due viti a stella che trattengono la carenatura del tunnel centrale. I pernetti si sfilano facendo leva con un oggetto piatto (un cacciavite a testa piatta, per esempio). Quando andranno rimessi, bisogna ricordare di far sporgere manualmente il piolo centrale che fa da meccanismo di innesto: prima si inserisce il pernetto nella sua sede e poi si spinge il piolo centrale per fissarlo.

Le due viti a stella sono situate nella parte posteriore della carenatura e sotto lo sportellino di plastica che si trova sotto l’impugnatura della leva del freno a mano. Lo sportellino si stacca facendo leva dalla sua parte posteriore.



Ho tolto la carenatura centrale e ho messo a nudo il blocco del “cambio”.


Ho tolto la mascherina Peugeot e la copertura antipolvere della fessura del selettore.


Ho tolto il pezzo di plastica nera che contiene la fessura di guida del selettore. Nella foto qui sotto è capovolto per mostrare che la fessura sagomata che fa da guida per la leva del “cambio” ha una porzione tappata (quella in basso).


Usando un Dremel con attenzione, ho rimosso questo tratto tappato, con il risultato mostrato nella foto qui sotto, nella quale il pezzo è a faccia in su.


A questo punto ho rimontato il tutto, mettendo la mascherina Mitsubishi (foto qui sotto) al posto di quella Peugeot. Finito!



Ecco un paio di foto al volo del risultato: modalità C e B ora sono disponibili.



È importante notare che su queste auto (iOn/Miev/C-Zero) le luci di stop non si accendono quando si usa la frenata rigenerativa, per cui potrebbe essere sconsigliabile usare la modalità B (frenata rigenerativa più intensa) se si ha dietro un’altra auto che segue da vicino: potrebbe non accorgersi che state rallentando e quindi tamponarvi. In questo caso, una leggera pressione sul pedale del freno fa accendere gli stop. 

Ripristinare la situazione originale è molto semplice: basta rimettere a posto la mascherina originale e diventa impossibile selezionare le marce “nascoste”.

Trovate una discussione approfondita su questo genere di modifica su Forum Elettrico.

Come la carichi? Quali colonnine puoi usare?

ELSA ha due connettori: un CHAdeMO per la ricarica rapida (fino a 50 kW) e un Tipo 1 per la ricarica lenta (a 3,7 kW). Viene inoltre fornita con un caricatore portatile da 220V/10A che si inserisce in qualsiasi presa elettrica standard a 220 volt.

Di conseguenza, posso caricarla:
  • a qualunque colonnina che abbia una presa CHAdeMO
  • a qualunque colonnina che abbia una presa Tipo 1
  • a qualunque colonnina che abbia una presa Tipo 2 (usando un cavo adattatore)
  • a qualunque colonnina che abbia una presa elettrica domestica standard
  • a qualunque presa elettrica standard esterna da 220 V che regga 10A (praticamente tutte).

La carica CHAdeMO è la più veloce (20 minuti per arrivare all’80%); la carica con il Tipo 1 è mediamente lenta (circa 4 ore); la carica con il caricatore portatile è la più lenta (circa 5 ore per il “pieno”).

È possibile procurarsi un cavo adattatore che consente di caricare anche presso una colonnina Tipo 2 (una delle più diffuse, specialmente in Italia) collegando il cavo adattatore alla presa Tipo 1 dell‘auto. ELSA assorbe al massimo 3,7 kW dal connettore Tipo 1, per cui è sufficiente un cavo adattatore da 16 A, come quelli offerti da E-station Store, M-way, E-Lime, Schnellladen o EVOneStop (tramite Amazon). L’ho fatto e funziona.

Ecco alcuni esempi delle tante situazioni di carica. Con così tanti modi di caricare, è davvero difficile restare a secco, anche se in alcuni casi bisogna armarsi di pazienza (oppure organizzarsi per parcheggiarla e andar via a fare altro, come mi capita spesso).

Metto ELSA in carica nel mio posto auto coperto al Maniero Digitale. Dalla trasmissione RSI Falò del 6 dicembre 2018.


Carica gratuita presso colonnina con presa da 220 V 10 A usando il mio caricatore portatile.


Un’altra carica gratuita nelle stesse condizioni...


...e ancora una, sempre gratuita.


Carica lenta presso colonnina a pagamento dotata di cavo Tipo 1.


Carica lenta presso una colonnina gratuita Tipo 2 grazie al cavo adattatore Tipo 2/Tipo 1.


Carica rapida a pagamento con connettore CHAdeMO.


Carica rapida con connettore CHAdeMO su colonnina a pagamento. Notate la potenza (45,8 kW).


Esempio pratico: una carica gratuita all’IKEA (febbraio 2019)


Uno dei tanti piccoli piaceri di un’auto elettrica è che ogni tanto si può caricare gratis. Per esempio, all’Ikea di Grancia, vicino a Lugano (e non lontano da casa mia), c’è una serie di stalli di ricarica riservati alle auto elettriche. Non sono riservate ai clienti Ikea: sono disponibili a tutti, con tanto di dicitura “Ricarica gratis la tua auto tutte le volte che vuoi”. L’unica limitazione che viene chiesta è di non sostare per più di due ore.









Una Tesla, ELSA e una Zoe sotto carica.


Le prese sono Tipo 2 (note anche come Mennekes) e usarle non richiede nessuna formalità: si inserisce il cavo nella presa della colonnina, si attacca l’altro capo alla presa dell’auto, e la carica comincia. Il cavo è fornito da Ikea su richiesta oppure, nel mio caso, direttamente da me, visto che ELSA ha una presa Tipo 1 e quindi devo usare un cavo adattatore, che mi consente di caricare a 2,5 kW.

Misura effettuata durante un’altra sessione alla stessa colonnina.


Ho messo ELSA sotto carica alle 13.30 quando aveva 5 tacche di batteria; alle 14:52 (dopo un’ora e 22 minuti) avevo caricato sei tacche in più e 4,25 kWh; alle 15:22 (dopo altri 30 minuti) avevo caricato in tutto 5,88 kWh e la mia batteria era a 13 tacche su 16. È un po’ più veloce della carica domestica e soprattutto non costa nulla.

A inizio carica.


A fine carica.


Totale finale della carica. Grazie Ikea!